Nel Cuore delle Ande
il blog di Cinzia e Dorio
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Se mi chiedete come ho fatto a sapere di questa storia . Credetemi ho fatto molta fatica a farmela raccontare.
Perché questi ricordi erano dentro al Tajo. IL tajo, da quello che ho letto , non è altro che una voragine di una miniera a cielo aperto . Come il cuore della mia mamma quando ha provato a raccontarmi tutto il dolore che aveva dentro di sé e di come le cose sarebbero potute andare.
Ho cercato di immaginare questa scena….di sentire i profumi e i sentimenti di quel giorno da un angolo di quella stanza.
Ho cercato di immaginare il suo viso giovane di lei, e anche quello di lui, lui, l’uomo dagli occhi del colore dell’oceano.
Era un giorno di Aprile e ho indossato le mie bellissime cuffie. Ho scelto una canzone dalla mia playlist per rendere tutto meno doloroso o, forse era quello che credevo.
Le gambe mi tremano e anche le mani… mentre prendo nota sul mio taccuino .
Faccio un respiro profondo. Non voglio dimenticare niente .
Ho lo stomaco chiuso ma non faccio a meno di immaginare l’odore di legno antico che ti si attacca ai vestiti .Quell’odore che si sente solo nelle baite delle Dolomiti .
Immaginatemi seduta in quella stanza che guardo lei e lui che si contemplano dopo aver finito di fare l’amore . Ed io, con la musica alle orecchie, che nonostante il volume al massimo, sento il loro cuore…i loro respiri veloci che scivolano sulle loro mani mentre si sfiorano ancora .
Respiro veloce anch’io e abbasso lo sguardo come per non invadere la loro intimità .
Inizio ad arrossire …
Ma da lì a poco più di un batter d’occhio tutto sarebbe diventato buio .
Lui , l’uomo dagli occhi blu, cerco di immaginarmelo . All’inizio non ho insistito di dirmi altro su di lui perché per lei è un ricordo…un ricordo dentro una ferita che ancora sanguina . E non volevo scavare ancora più profondamente .
Adesso lui è in piedi e di spalle. Che guarda fuori da una finestra di quella casa, solo con i pantaloni addosso .
Ed io seduta in quell’angolo riuscivo ad intravedere la sagoma delle Ande… in lontananza, come se aspettassi che mi parlassero .
Lei all’improvviso si muove… non lo aveva mai visto così cupo, evasivo. Solo.

Io deglutisco mentre sento i muscoli del mio corpo irrigidirsi . Vorrei urlare…dire a lui che anch’io sono lì. Dirgli di non lasciarmi.
Ma nessuno dice niente . Come se si fosse fermato il tempo e, all’improvviso, anche i loro respiri.
Un pugno nello stomaco avrebbe fatto meno male. Lui stava attraversando la stanza per rivestirsi ,prendere le sue cose e andarsene.
Ma lei perché non aveva fatto niente ?
Mi ero alzata in piedi per dirle che doveva fare qualcosa. Di rincorrerlo e chiedergli perché se ne stava andando . Ma io non ero li, non ancora. Non potevo fare niente…perché lui non sapeva niente.
Ero quel fiore di pesco dentro il suo ventre . Quello che sarebbe sbocciato…più avanti…in un giorno di sole.


Se ti va, lascia un messaggio e raccontami la tua storia oppure contattami all’indirizzo daiquiridoriobrand@gmail.com

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